
"...fu nominata Aquila da premeditato giudicio di coloro che la edificarono, che siccome l'aquila è reina de gl'altri uccelli, cosi la lor città havesse da esser capo di tutti quei popoli, e genti del contorno, e che come capo, più degna e più potente havesse a dominarle". (B. Cirillo, Annali della città dell'Aquila )
La fondazione della città fu programmata dall'imperatore Federico II di Svevia intorno al 1245, ma certamente il maggiore impulso costruttivo si ebbe sotto il regno di Corrado IV che nel 1253, un anno prima della sua morte, la realizzò quasi completamente.
Gli esecutori dei
programma federiciano furono gli abitanti dei castelli della conca aquilana, 99
secondo la tradizione, che vollero confederarsi in un unico grande centro. La
città ebbe una organizzazione autonoma, con un podestà ed un consiglio, ed
assunse una tale importanza politico militare che il pontefice Alessandro IV,
nel 1257 trasferì l'antica sede vescovile di Forcona a L'Aquila, edificando la
chiesa dei S.S. Massimo e Giorgio (futura cattedrale), e tollerò anche
che il clero dell'antica diocesi di Amiterno, da
tempo senza Vescovo e aggregata
alla diocesi di Rieti, transitasse ora alla nuova Cattedrale. Lo stesso Pontefice
riconobbe alla città lo Stato di libero comune, quando, rivolgendosi ad essa il
28 Ottobre 1256 per esortarla a resistere a Manfredi (offriva la remissione dei
peccati a chi fosse morto lottando contro l'usurpatore), indirizzò una bolla ai
"diletti figli, al podestà, al consiglio e al comune della città di Aquila". Il
che è tanto più significativo, in quanto fin dal 1231 Federico aveva bandito la
carica ed il nome di podestà, condannando alla "desolazione", cioè alla
distruzione, le città che avessero contravvenuto al suo ordine.
La città fu fedele al Papa fino all'ultimo. Quando, verso la fine del 1257, Manfredi aveva riconquistato tutto il Regno che gli era franato fra le mani per l'ostilità del Papa, solo L'Aquila, al Papa fedele, resisteva ad oltranza e si rifiutava di entrare nell'ambito del Regno. In realtà la resistenza degli aquilani aveva anche un altro motivo: i Baroni contro la cui egemonia era sorta la città, avevano da tempo chiesto l'aiuto di Manfredi contro i villani ribelli. Resistere a Manfredi significava perciò resistere a coloro i quali volevano che la città fosse soffocata sul nascere e che i suoi abitanti tornassero nella servitù feudale. L'Aquila resistette quindi ad un assedio lungo due anni, ma quando la resistenza fu vinta nel 1259, Manfredi poté distruggere solo le case e le baracche: i "villani" erano tornati alle loro case ed alle loro terre pronti a uscirne di nuovo, appena le circostanze avessero loro permesso e a ricostruire la città. La ricostruzione avvenne nel 1266, precisamente l'11 Aprile, per concessione di Carlo II d'Angiò, e nel 1272 per opera del Capitano Lucchesino da Firenze, si riedificarono le mura cittadine e si divise la città in quattro quartieri o quarti. In questo periodo viene costruita la basilica di S. Maria di Collemaggio dove nel 1294 venne incoronato Papa Pietro da Morrone, con il nome di Celestino V, alla presenza di Carlo II d'Angiò. Con l'avvicendarsi degli Aragonesi agli Angioini per il possesso dei regno di Napoli, la città fedele alla causa di Giovanna II d'Angiò, fu di nuovo sottoposta a durissimo assedio, durato 13 mesi, ad opera di Andrea Braccio Fortebraccio conte di Montone, Signore di Perugia, per conto di Re Alfonso di Aragona. La città resistette strenuamente ed alla sconfitta degli Aragonesi, la regina Giovanna II per ringraziare L'Aquila della sua fedeltà, le concesse una serie di privilegi che ne incrementarono lo sviluppo economico e sociale. Ben presto divenne la seconda città dei regno di Napoli, prosperosa negli scambi commerciali e culturali che manteneva con le più importanti città italiane ed estere. Nel XV secolo ebbe il privilegio di battere moneta; vi fu istituita l'università e nel 1482 vi fu aperta la tipografia da A. di Rottwill, discepolo del Gutemberg. Lo spirito d'indipendenza della città fu soffocato durante la lotta tra i Francesi e gli Spagnoli per il possesso dei regno di Napoli, e per punirla di aver parteggiato per Francesco 1, lo spagnolo Carlo V, ordinò a Filippo d'Orange di assediarla e distruggerla, e nel 1532 da Don Pedro di Toledo fu eretto il Castello "ad reprimendam audaciam Aquilanorum " Durante la rivolta di Masaniello 1647 la città si ribellò di nuovo agli Spagnoli e fu per questo condannata a dure repressioni economiche e sociali, che ne causarono un lento declino. Nel 1703 uno spaventoso terremoto distrusse completamente la città, peggiorando la ripresa economica e demografica. Degna di nota la fiera resistenza opposta dalla cittadinanza alle truppe Napoleonice nel 1799. Partecipò attivamente ai moti rivoluzionari per l'unità d'Italia, e nel 1860 divenne capoluogo di regione.
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